Decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 258
(Supplemento ordinario alla Gazzetta ufficiale 18 settembre 2000 n. 218)
Disposizioni correttive e integrative del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, in materia di tutela delle acque dall'inquinamento, a norma dell'articolo 1, comma 4, della legge 24 aprile 1998, n. 128
(omissis)
Articolo 1
Definizioni
1. All'articolo 2, comma 2, del dlgs 11 maggio 1999, n. 152, sono apportate le seguenti modifiche:
a) la lettera h) è sostituita dalla seguente: "acque reflue industriali": qualsiasi tipo di acque
reflue scaricate da edifici o installazioni in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni,
diverse dalle acque reflue domestiche e dalle acque meteoriche di dilavamento;
b) la lettera i) è sostituita dalla seguente: "acque reflue urbane": acque reflue domestiche o
il miscuglio di acque reflue domestiche, di acque reflue industriali, ovvero meteoriche di dilavamento convogliate
in reti fognarie, anche separate, e provenienti da agglomerato;
c) la lettera m) è sostituita dalla seguente: "agglomerato": area in cui la popolazione, ovvero
le attività economiche sono sufficientemente concentrate così da rendere possibile, e cioè
tecnicamente ed economicamente realizzabile anche in rapporto ai benefici ambientali conseguibili la raccolta e
il convogliamento delle acque reflue urbane verso un sistema di trattamento di acque reflue urbane o verso un punto
di scarico finale;
d) dopo la lettera n) è inserita la seguente: "n-bis) "utilizzazione agronomica": la gestione
di effluenti di allevamento, di acque di vegetazione residuate dalla lavorazione delle olive, ovvero di acque reflue
provenienti da aziende agricole e piccole aziende agroalimentari, dalla loro produzione all'applicazione al terreno
di cui alla lettera n), finalizzata all'utilizzo delle sostanze nutritive e ammendanti nei medesimi contenute,
ovvero al loro utilizzo irriguo o fertirriguo;";
e) dopo la lettera o) è inserita la seguente: "o-bis) "gestore del servizio idrico integrato":
il soggetto che in base alla convenzione di cui all'articolo 11 della legge 5 gennaio 1994, n. 36, gestisce i servizi
idrici integrati e, soltanto fino alla piena operatività del servizio idrico integrato, il gestore esistente
del servizio pubblico;";
f) dopo la lettera aa) è inserita la seguente: "aa-bis) "fognature separate": la rete fognaria
costituita da due condotte, una che canalizza le sole acque meteoriche di dilavamento e può essere dotata
di dispositivi per la raccolta e la separazione delle acque di prima pioggia, l'altra che canalizza le altre acque
reflue unitamente alle eventuali acque di prima pioggia";
g) dopo la lettera cc) è inserita la seguente: "cc-bis) "scarichi esistenti": gli scarichi
di acque reflue urbane che alla data del 13 giugno 1999 sono in esercizio e conformi al regime autorizzativo previgente
ovvero di impianti di trattamento di acque reflue urbane per i quali alla stessa data siano già state completate
tutte le procedure relative alle gare di appalto e all'assegnazione lavori; gli scarichi di acque reflue domestiche
che alla data del 13 giugno 1999 sono in esercizio e conformi al regime autorizzativo previgente; gli scarichi
di acque reflue industriali che alla data del 13 giugno 1999 sono in esercizio e già autorizzati".
Articolo 2
Competenze
1. All'articolo 3 del dlgs n. 152 del 1999, comma 3 è sostituito dal seguente:
"3. In relazione alle funzioni e ai compiti spettanti alle regioni e agli enti locali, in caso di accertata
inattività che comporti inadempimento agli obblighi derivanti dall'appartenenza all'Unione europea o pericolo
di grave pregiudizio alla salute o all'ambiente o in inottemperanza agli obblighi di informazione, il presidente
del consiglio dei ministri, su proposta dei ministri competenti, esercita i poteri sostitutivi in conformità
all'articolo 5 del dlgs 31 marzo 1998, n. 112 fermi restando i poteri di ordinanza previsti dall'ordinamento in
caso di urgente necessità, nonché quanto disposto dall'articolo 53. Gli oneri economici connessi
all'attività di sostituzione sono posti a carico dell'ente inadempiente.".
Articolo 3
Perseguimento obiettivo di qualità ambientale
1. All'articolo 5 del dlgs n. 152 del 1999, il comma 1 è sostituito dal seguente:
"1. Entro il 30 aprile 2003, sulla base dei dati già acquisiti e dei risultati del primo rilevamento
effettuato ai sensi degli artt. 42 e 43, le regioni identificano per ciascun corpo idrico significativo, o parte
di esso, la classe di qualità corrispondente a una di quelle indicate nell'allegato 1.".
Articolo 4
Aree sensibili
1. L'articolo 18 del dlgs n. 152 del 1999 è sostituito dal seguente:
Articolo 18
Aree sensibili
1. Le aree sensibili sono individuate secondo i criteri dell'allegato 6.
2. Ai fini della prima individuazione sono designate aree sensibili:
a) i laghi di cui all'allegato 6, nonché i corsi d'acqua a esse afferenti per un tratto di 10 chilometri
dalla linea di costa;
b) le aree lagunari di Orbetello, Ravenna e Piallassa-Baiona, le Valli di Comacchio, i laghi salmastri e il delta
del Po;
c) le zone umide individuate ai sensi della convenzione di Ramsar del 2 febbraio 1971, resa esecutiva con dpr 13
marzo 1976, n. 448;
d) le aree costiere dell'Adriatico nordoccidentale dalla foce dell'Adige al confine meridionale del comune di Pesaro
e i corsi d'acqua a essi afferenti per un tratto di 10 chilometri dalla linea di costa.
3. Resta fermo quanto disposto dalla legislazione vigente relativamente alla tutela di Venezia.
4. Sulla base dei criteri stabiliti nell'allegato 6 e sentita l'autorità di bacino, le regioni, entro un
anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto, possono designare ulteriori aree sensibili ovvero individuano
all'interno delle aree indicate nel comma 2, i corpi idrici che non costituiscono aree sensibili.
5. Le regioni, sulla base dei criteri previsti dall'allegato 6, delimitano i bacini drenanti nelle aree sensibili
che contribuiscono all'inquinamento di tali aree.
6. Ogni quattro anni si provvede alla reidentificazione delle aree sensibili e dei rispettivi bacini drenanti che
contribuiscono all'inquinamento delle aree sensibili.
7. Le nuove aree sensibili identificate ai sensi dei commi 4 e 6 devono soddisfare i requisiti dell'articolo 32
entro sette anni dall'identificazione.".
Articolo 5
Salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano
1. L'articolo 21 del dlgs n. 152 del 1999 è sostituito dal seguente:
"Articolo 21
Disciplina delle aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano
1. Su proposta delle autorità d'ambito, le regioni per mantenere e migliorare le caratteristiche qualitative
delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano erogate a terzi mediante impianto di acquedotto
che riveste carattere di pubblico interesse, nonché per la tutela dello stato delle risorse, individuano
le aree di salvaguardia distinte in zone di tutela assoluta e zone di rispetto, nonché, all'interno dei
bacini imbriferi e delle aree di ricarica della falda, le zone di protezione.
2. Per gli approvvigionamenti diversi da quelli di cui al comma 1, le autorità competenti impartiscono,
caso per caso, le prescrizioni necessarie per la conservazione, la tutela della risorsa e il controllo delle caratteristiche
qualitative delle acque destinate al consumo umano.
3. Per la gestione delle aree di salvaguardia si applicano le disposizioni dell'articolo 13 della legge 5 gennaio
1994, n. 36, e le disposizioni dell'articolo 24 della stessa legge, anche per quanto riguarda eventuali indennizzi
per le attività preesistenti.
4. La zona di tutela assoluta è costituita dall'area immediatamente circostante le captazioni o derivazioni;
essa deve avere un'estensione in caso di acque sotterranee e, ove possibile per le acque superficiali, di almeno
dieci metri di raggio dal punto di captazione, deve essere adeguatamente protetta e adibita esclusivamente a opere
di captazione o presa e a infrastrutture di servizio.
5. La zona di rispetto è costituita dalla porzione di territorio circostante la zona di tutela assoluta
da sottoporre a vincoli e destinazioni d'uso tali da tutelare qualitativamente e quantitativamente la risorsa idrica
captata e può essere suddivida in zona di rispetto ristretta e zona di rispetto allargata in relazione alla
tipologia dell'opera di presa o captazione e alla situazione locale di vulnerabilità e rischio della risorsa.
In particolare nella zona di rispetto sono vietati l'insediamento dei seguenti centri di pericolo e lo svolgimento
delle seguenti attività:
a) dispersione di fanghi e acque reflue, anche se depurati;
b) accumulo di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi;
c) spandimento di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi, salvo che l'impiego di tali sostanze sia effettuato
sulla base delle indicazioni di uno specifico piano di utilizzazione che tenga conto della natura dei suoli, delle
colture compatibili, delle tecniche agronomiche impiegate e della vulnerabilità delle risorse idriche;
d) dispersione nel sottosuolo di acque meteoriche provenienti da piazzali e strade;
e) aree cimiteriali;
f) apertura di cave che possono essere in connessione con la falda;
g) apertura di pozzi a eccezione di quelli che estraggono acque destinate al consumo umano e di quelli finalizzati
alla variazione dell'estrazione e alla protezione delle caratteristiche quali-quantitative della risorsa idrica;
h) gestioni di rifiuti;
i) stoccaggio di prodotti ovvero sostanze chimiche pericolose e sostanze radioattive;
l) centri di raccolta, demolizione e rottamazione di autoveicoli;
m) pozzi perdenti;
n) pascolo e stabulazione di bestiame che ecceda i 170 chilogrammi per ettaro di azoto presente negli effluenti,
al netto delle perdite di stoccaggio e distribuzione. È comunque vietata la stabulazione di bestiame nella
zona di rispetto ristretta.
6. Per gli insediamenti o le attività di cui al comma 5, preesistenti, ove possibile e comunque a eccezione
delle aree cimiteriali, sono adottate le misure per il loro allontanamento: in ogni caso deve essere garantita
la loro messa in sicurezza. Le regioni e le province autonome disciplinano all'interno delle zone di rispetto le
seguenti strutture o attività:
a) fognature;
b) edilizia residenziale e relative opere di urbanizzazione;
c) opere viarie, ferroviarie e in genere infrastrutture di servizio;
d) le pratiche agronomiche e i contenuti dei piani di utilizzazione di cui alla lettera c) del comma 5.
7. In assenza dell'individuazione da parte della regione della zona di rispetto ai sensi del comma 1, la medesima
ha un'estensione di 200 metri di raggio rispetto al punto di captazione o di derivazione.
8. Le zone di protezione devono essere delimitate secondo le indicazioni delle regioni per assicurare la protezione
del patrimonio idrico. In esse si possono adottare misure relative alla destinazione del territorio interessato,
limitazioni e prescrizioni per gli insediamenti civili, produttivi, turistici, agroforestali e zootecnici da inserirsi
negli strumenti urbanistici comunali, provinciali, regionali, sia generali sia di settore.
9. Le regioni, al fine della protezione delle acque sotterranee, anche di quelle non ancora utilizzate per l'uso
umano, individuano e disciplinano, all'interno delle zone di protezione, le seguenti aree:
a) aree di ricaduta della falda;
b) emergenze naturali e artificiali della falda;
c) zone di riserva.".
Articolo 6
Pianificazione del bilancio idrico
1. All'articolo 22 del dl n. 152 del 1999, sono apportate le seguenti modifiche:
a) il comma 3 è sostituito dal seguente: "3. Le regioni definiscono sulla base delle linee guida di
cui al comma 4 e dei criteri adottati dai comitati istituzionali delle autorità di bacino gli obblighi di
installazione e manutenzione in regolare stato di funzionamento di idonei dispositivi per la misurazione delle
portate e dei volumi d'acqua pubblica derivati, in corrispondenza dei punti di prelievo e, ove presente, di restituzione,
nonché gli obblighi e le modalità di trasmissione dei risultati delle misurazioni all'Autorità
concedente per il loro successivo inoltro alla regione e alle autorità di bacino competenti. Le autorità
di bacino provvedano a trasmettere i dati in proprio possesso all'Agenzia nazionale per la protezione dell'ambiente
secondo le modalità di cui all'articolo 3, comma 7.";
b) il comma 5 è sostituito dal seguente: "5. Salvo quanto previsto al comma 6, tutte le derivazioni
di acqua comunque in atto alla data di entrata in vigore del presente decreto sono regolate dall'autorità
concedente mediante la previsione di rilasci volti a garantire il minimo deflusso vitale nei corpi idrici come
previsto dall'articolo 3, comma 1, lettera i), della legge 18 maggio 1989, n. 183 e dall'articolo 3, comma 3, della
legge 5/1/1994, n. 36, senza che ciò possa dar luogo alla corresponsione di indennizzi da parte della pubblica
amministrazione, fatta salva la relativa riduzione del canone demaniale di concessione.";
c) dopo il comma 6 è aggiunto il seguente comma: "6-bis. Nel provvedimento di concessione preferenziale,
rilasciato ai sensi dell'articolo 4 del regio decreto 11/12/1933, n. 1775, sono previsti i rilasci volti a garantire
il minimo deflusso vitale nei corpi idrici e le prescrizioni necessarie ad assicurare l'equilibrio del bilancio
idrico.".
Articolo 7
Modifiche al regio decreto 11/12/1933, n. 1775
1. All'articolo 23 del dl n. 152 del 1999 sono apportate le seguenti modifiche:
a) il comma 3 è sostituito dal seguente: "3. L'articolo 12-bis del regio decreto 11/12/1933, n. 1775,
introdotto dall'articolo 5 del dl 12/7/1993, n. 275, è sostituito dal seguente:
"Articolo 12-bis
1. Il provvedimento di concessione è rilasciato se non pregiudica il mantenimento o il raggiungimento degli
obiettivi di qualità definiti per il corso d'acqua interessato e se è garantito il minimo deflusso
vitale, tenuto conto delle possibilità di utilizzo di acque reflue depurate o di quelle provenienti dalla
raccolta di acque piovane, sempre che ciò risulti economicamente sostenibile.
Nelle condizioni del disciplinare sono fissate, ove tecnicamente possibile, la quantità e le caratteristiche
qualitative dell'acqua restituita. Analogamente, nei casi di prelievo da falda si tiene conto della necessità
di assicurare l'equilibrio complessivo tra i prelievi e le capacità di ricarica dell'acquifero, anche al
fine di evitare fenomeni di intrusione di acque salate o inquinate, e quant'altro sia utile in funzione del controllo
del miglior regime delle acque.
2. L'utilizzo di risorse qualificate con riferimento a quelle prelevate da sorgenti o falde o comunque riservate
al consumo umano, può essere assentito per usi diversi da quello potabile sempre che non vi sia possibilità
di riutilizzo di acque reflue depurate o provenienti dalla raccolta di acque piovane, ovvero se il riutilizzo sia
economicamente insostenibile, solo nei casi di ampia disponibilità delle risorse predette, di accertata
carenza qualitativa e quantitativa di fonti alternative di approvvigionamento; in tal caso, il canone di utenza
per uso diverso da quello potabile è triplicato.
3. Sono escluse le concessioni a uso idroelettrico i cui impianti sono posti in serie con gli impianti di acquedotto.".
b) il comma 4 è sostituito dal seguente: "4. L'articolo 17 del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775,
è sostituito dal seguente:
1. Salvo quanto previsto dall'articolo 93 e dall'articolo 28, commi 3 e 4, della legge 5/1/1994, n. 36, è
vietato derivare o utilizzare acqua pubblica senza un provvedimento autorizzativo o concessorio dell'autorità
competente. Nel caso di violazione del disposto del comma 1, l'amministrazione competente dispone la cessazione
dell'utenza abusiva e il contravventore, fatti salvi ogni altro adempimento o comminatoria previsti dalle leggi
vigenti, è tenuto al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria da 5 a 50 milioni di lire. Nei
casi di particolare tenuità si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 500 mila lire a 3 milioni.
Alla sanzione prevista dal presente articolo non si applica il pagamento in misura ridotta di cui all'articolo
16 della legge 24/11/1981, n. 689. È in ogni caso dovuta una somma pari ai canoni non corrisposti. L'autorità
competente, con espresso provvedimento nel quale sono stabilite le necessarie cautele, può eccezionalmente
consentire la continuazione provvisoria del prelievo in presenza di particolari ragioni di interesse pubblico generale,
purché l'utilizzazione non risulti in palese contrasto con i diritti di terzi e con il buon regime delle
acque.";
c) il comma 6 è sostituito dal seguente: "Fatta salva la normativa transitoria di attuazione dell'articolo
1 della legge 5 gennaio 1994, n. 36, per le derivazioni o utilizzazioni di acqua pubblica, in tutto o in parte
abusivamente in atto, la sanzione di cui all'articolo 17, del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, come modificato
dal presente articolo, è ridotta a un quinto qualora sia presentata la domanda in sanatoria entro il 31
dicembre 2000. Non sono soggetti a tale adempimento né al pagamento della sanzione coloro che abbiano presentato
comunque domanda prima della data di entrata in vigore del presente decreto. La concessione in sanatoria è
rilasciata nel rispetto della legislazione vigente e delle utenze regolarmente assentite. In pendenza del procedimento
istruttorio della concessione in sanatoria, l'utilizzazione può proseguire, fermo restando l'obbligo del
pagamento del canone per l'uso effettuato e il potere dell'autorità concedente di sospendere in qualsiasi
momento l'utilizzazione qualora in contrasto con i diritti di terzi o con il raggiungimento o il mantenimento degli
obiettivi di qualità.";
d) dopo il comma 6 è aggiunto il seguente: "6 bis. I termini previsti dall'articolo 1, comma 4, del
dpr 18 febbraio 1999, n. 238, per la presentazione delle domande di riconoscimento o di concessione preferenziale
di cui all'articolo 4 del rd 11 dicembre 1933, n. 1775, e dall'articolo 2 della legge 17 agosto 1999, n. 290, per
le denunce dei pozzi, sono prorogati al 31 dicembre 2000. In tali casi i canoni demaniali decorrono dal 10 agosto
1999.";
e) il comma 7 è sostituito dal seguente. "7. Il primo comma dell'articolo 21 del rd 11 dicembre 1933,
n. 1775, come modificato dal comma 1 dell'articolo 29 della legge 5 gennaio 1994, n. 36, è sostituito dal
seguente:
"Tutte le concessioni di derivazione sono temporanee. La durata delle concessioni, salvo quanto disposto al
secondo comma, non può eccedere i 30 anni ovvero 40 per uso irriguo. Resta ferma la disciplina di cui all'articolo
12 commi 6, 7 e 8 del dlgs 16 marzo 1999, n. 79.";
f) il comma 8 è sostituito dal seguente: "8. Il comma 7 si applica anche alle concessioni di derivazione
già rilasciate. Qualora alla scadenza di queste ultime, per effetto dello stesso comma 7, risulti anticipata
rispetto a quella originariamente fissata nel provvedimento di concessione, le relative derivazioni possono continuare
a essere esercitate sino alla data di scadenza originaria, purché venga presentata domanda entro il 31 dicembre
2000, fatta salva l'applicazione di quanto previsto all'articolo 22, e sempre che alla prosecuzione della derivazione
non osti uno specifico motivo di interesse pubblico. Le piccole derivazioni a uso idroelettrico di pertinenza dell'Enel,
per le quali risulti decorso il termine di 30 anni fissato dal comma 7, sono prorogate per ulteriori 30 anni a
far data dall'entrata in vigore del dlgs 16 marzo 1999, n. 79, previa presentazione della relativa domanda entro
il 31 dicembre 2000. Le regioni, anche su richiesta o parere dell'ente gestore qualora la concessione ricada in
area protetta, ove si verifichino la mancanza di presupposti di cui al comma 1 procedono, senza indennizzo, alla
modifica delle condizioni fissate dal relativo disciplinare ai fini di rendere compatibile il prelievo, ovvero
alla revoca.";
g) dopo il comma 9 sono aggiunti i seguenti commi:
"9 bis. Fatta salva l'efficacia delle norme più restrittive tutto il territorio nazionale è
assoggettato a tutela ai sensi dell'articolo 94 del rd 11 dicembre 1933, n. 1775.
9 ter. Le regioni disciplinano i procedimenti di rilascio delle concessioni di derivazione di acque pubbliche nel
rispetto delle direttive sulla gestione del demanio idrico emanate, entro il 30 settembre 2000, ai sensi dell'articolo
88, comma 1, lettera p) del dlgs 31 marzo 1998, n. 112 su proposta del ministro dei lavori pubblici, nelle quali
sono indicate anche le possibilità di libero utilizzo di acque superficiali scolanti su suoli o in fossi
di canali di proprietà privata. Le regioni, sentite le autorità di bacino, disciplinano forme di
regolazione dei prelievi delle acque sotterranee per usi domestici, come definiti dall'articolo 93 del regio decreto
11 dicembre 1933, n. 1775, laddove sia necessario garantire l'equilibrio del bilancio idrico di cui all'articolo
3 della legge 5 gennaio 1994, n. 36.
9 quater. Il comma 2 dell'articolo 25 della legge 5 gennaio 1994, n. 36, come modificato dall'articolo 28, comma
2, della legge 30 aprile 1999, n. 136, è sostituito dal seguente:
"Il riconoscimento e la concessione preferenziale delle acque superficiali o sorgentizie che hanno assunto
natura pubblica per effetto dell'articolo 1, nonché le concessioni in sanatoria, sono rilasciati su parere
dell'ente gestore dell'area naturale protetta. Gli enti gestori di aree protette verificano le captazioni e le
derivazioni già assentite all'interno delle aree protette e richiedono all'autorità competente la
modifica delle quantità di rilascio qualora riconoscano alterazioni degli equilibri biologici dei corsi
d'acqua oggetto di captazione, senza che ciò possa dar luogo alla corresponsione di indennizzi da parte
della pubblica amministrazione, fatta salva la relativa riduzione del canone demaniale di concessione.".
9 quinquies. Il comma 3 dell'articolo 25 della legge 5 gennaio 1994, n. 36, è abrogato.".
Articolo 8
Acque minerali
1. La rubrica dell'articolo 24 del dlgs n. 152 del 1999 è sostituita dalla seguente: "Acque minerali
naturali e di sorgenti".
Articolo 9
Criteri per la disciplina degli scarichi
1. All'articolo 27 del dlgs n. 152 del 1999 il comma 4 è sostituito dal seguente:
"4. Per gli insediamenti, installazioni o edifici isolati che scaricano acque reflue domestiche le regioni
identificano sistemi individuali o altri sistemi pubblici o privati adeguati secondo i criteri di cui alla delibera
indicata al comma 7 dell'articolo 62, che raggiungono lo stesso livello di protezione ambientale, indicando i tempi
di adeguamento.".
2. L'articolo 28 del dlgs n. 152 del 1999 è sostituito dal seguente:
"Articolo 28
Criteri generali della disciplina degli scarichi
1. Tutti gli scarichi sono disciplinati in funzione del rispetto degli obiettivi di qualità dei corpi idrici
e devono comunque rispettare i valori limite di emissione previsti dall'allegato 5.
2. Ai fini di cui al comma 1, le regioni, nell'esercizio della loro autonomia, tenendo conto dei carichi massimi
ammissibili, delle migliori tecniche disponibili, definiscono i valori-limite di emissione, diversi da quelli di
cui all'allegato 5, sia in concentrazione massima ammissibile sia in quantità massima per unità di
tempo in ordine a ogni sostanza inquinante e per gruppi o famiglie di sostanze affini. Le regioni non possono stabilire
valori limiti meno restrittivi di quelli fissati nell'allegato 5:
a) nella tabella 1 relativamente allo scarico di acque reflue urbane in corpi idrici superficiali;
b) nella tabella 2 relativamente allo scarico di acque reflue urbane in corpi idrici superficiali ricadenti in
aree sensibili;
c) nella tabella 3/A per i cicli produttivi ivi indicati;
d) nelle tabelle 3 e 4, per quelle sostanze indicate nella tabella 5 del medesimo allegato.
3. Gli scarichi devono essere resi accessibili per il campionamento da parte dell'autorità competente per
il controllo nel punto assunto per la misurazione. La misurazione degli scarichi, salvo quanto previsto al comma
3 dell'articolo 34, si intende effettuata subito a monte, dal punto di immissione in tutte le acque superficiali
e sotterranee, interne e marine, nonché in fognature, sul suolo e nel sottosuolo.
4. L'autorità competente per il controllo è autorizzata a effettuare tutte le ispezioni che ritenga
necessarie per l'accertamento delle condizioni che danno luogo alla formazione degli scarichi. Essa può
richiedere che scarichi parziali contenenti le sostanze di cui ai numeri 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 12, 15,
16, 17 e 18 della tabella 5 dell'allegato 5, subiscano un trattamento particolare prima della loro confluenza nello
scarico generale.
5. I valori limite di emissione non possono in alcun caso essere conseguiti mediante diluizione con acque prelevate
esclusivamente allo scopo. Non è comunque consentito diluire con acque di raffreddamento, di lavaggio o
prelevate esclusivamente allo scopo gli scarichi parziali di cui al comma 4, prima del trattamento degli scarichi
parziali stessi per adeguarli ai limiti previsti dal presente decreto. L'autorità competente, in sede di
autorizzazione, può prescrivere che lo scarico delle acque di raffreddamento, di lavaggio, ovvero impiegate
per la produzione di energia, sia separato dallo scarico terminale di ciascun stabilimento.
6. Qualora le acque prelevate da un corpo idrico superficiale presentino parametri con valori superiori ai valori-limite
di emissione, la disciplina dello scarico è fissata in base alla natura delle alterazioni e agli obiettivi
di qualità del corpo idrico ricettore, fermo restando che le acque devono essere restituite con caratteristiche
qualitative non peggiori di quelle prelevate e senza maggiorazioni di portata allo stesso corpo idrico dal quale
sono state prelevate.
7. Salvo quanto previsto dall'articolo 38, ai fini della disciplina degli scarichi e delle autorizzazioni, sono
assimilate alle acque reflue domestiche le acque reflue:
a) provenienti da imprese dedite esclusivamente alla coltivazione del fondo o alla silvicoltura;
b) provenienti da imprese dedite ad allevamento di bestiame che dispongono di almeno un ettaro di terreno agricolo
funzionalmente connesso con le attività di allevamento e di coltivazione del fondo per ogni 340 chilogrammi
di azoto presente negli effluenti di allevamento prodotti per un anno da computare secondo le modalità di
calcolo stabilite alla tabella 6 dell'allegato 5. Per gli allevamenti esistenti il nuovo criterio di assimilabilità
si applica a partire dal 13 giugno 2002;
c) provenienti da imprese dedite alle attività di cui ai punti a) e b) che esercitano anche attività
di trasformazione o di valorizzazione della produzione agricola, inserita con carattere di normalità e complementarietà
funzionale nel ciclo produttivo aziendale e con materia prima lavorata proveniente per almeno due terzi esclusivamente
dall'attività di coltivazione dei fondi di cui si abbia a qualunque titolo la disponibilità;
d) provenienti da impianti di acquacoltura e di piscicoltura che diano luogo a scarico e si caratterizzino per
una densità di allevamento pari o inferiore a 1 kg per metro quadrato di specchio d'acqua o in cui venga
utilizzata una portata d'acqua pari o inferiore a 50 litri al minuto secondo;
e) aventi caratteristiche qualitative equivalenti a quelle domestiche e indicate dalla normativa regionale.
8) Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, e successivamente ogni due anni, le regioni
trasmettono all'Agenzia nazionale per la protezione dell'ambiente le informazioni relative alla funzionalità
dei depuratori, nonché allo smaltimento dei relativi fanghi, secondo le modalità indicate nel decreto
di cui all'articolo 3, comma 7.
9. Al fine di assicurare la più ampia divulgazione delle informazioni sullo stato dell'ambiente le regioni
pubblicano ogni due anni una relazione sulle attività di smaltimento delle acque reflue urbane nelle aree
di loro competenza, secondo le modalità indicate nel decreto di cui all'articolo 3, comma 7.
10) Le autorità competenti possono promuovere e stipulare accordi e contratti di programma con i soggetti
economici interessati, al fine di favorire il risparmio idrico, il riutilizzo delle acque di scarico e il recupero
come materia prima dei fanghi di depurazione, con la possibilità di ricorrere a strumenti economici, di
stabilire agevolazioni in materia di adempimenti amministrativi e di fissare, per le sostanze ritenute utili, limiti
agli scarichi in deroga alla disciplina generale, nel rispetto comunque delle norme comunitarie e delle misure
necessarie al conseguimento degli obiettivi di qualità.
Articolo 10
Scarichi sul suolo
1. All'articolo 29 del dlgs n. 152 del 1999 sono apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 1 è aggiunta la seguente lettera: e) Per gli scarichi di acque meteoriche convogliate in reti
fognarie separate.";
b) il comma 2 è sostituito dal seguente: "2. Al di fuori delle ipotesi previste al comma 1, gli scarichi
sul suolo esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto, devono, entro tre anni dalla data di entrata
in vigore del presente decreto, essere convogliati in corpi idrici superficiali, in reti fognarie ovvero destinati
al riutilizzo in conformità alle prescrizioni fissate con il decreto di cui all'articolo 6, comma 1, della
legge 5 gennaio 1994, n. 36, così come sostituito dell'articolo 26, comma 2. In caso di mancata ottemperanza
agli obblighi indicati, l'autorizzazione allo scarico si considera a tutti gli effetti revocata.";
c) il comma 3 è sostituito dal seguente: "3. Gli scarichi di cui alla lettera c) del comma 1, esistenti
alla data di entrata in vigore del presente decreto, devono conformarsi ai limiti della tabella 4 dell'allegato
5 entro tre anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Sino a tale data devono essere rispettati
i limiti fissati dalle normative regionali vigenti o, in mancanza di questi, i limiti della tabella 3 dell'allegato
5. Resta comunque fermo il divieto di scarico sul suolo delle sostanze indicate al punto 2.1 dell'allegato 5.".
Articolo 11
Scarichi nel sottosuolo e nelle acque sotterranee
1. All'articolo 30 del dlgs n. 152 del 1999 sono apportate le seguenti modifiche:
a) il comma 4 è sostituito dal seguente: "4. Per le perforazioni in mare con le quali è svolta
attività di prospezione, ricerca e coltivazione di giacimenti di idrocarburi liquidi o gassosi, lo scarico
delle acque diretto in mare avviene secondo le modalità previste dal decreto 28 luglio 1994 del ministro
dell'ambiente, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 190 del 16 agosto 1994, e successive modifiche, purché
la concentrazione di oli minerali sia inferiore a 40 mg/l. Lo scarico diretto a mare è progressivamente
sostituito dalla iniezione o reiniezione in unità geologiche profonde, non appena disponibili pozzi non
più produttivi, e deve avvenire comunque nel rispetto di quanto previsto ai commi 2 e 3.".
Articolo 12
Scarichi in acque superficiali
1. All'articolo 31 del dlgs n. 152 del 1999 il comma 4 è sostituito dal seguente:
"4. Gli scarichi previsti al comma 3 devono rispettare, altresì, i valori-limite di emissione fissati
ai sensi dell'articolo 28, commi 1 e 2.".
Articolo 13
Scarichi in reti fognarie
1. L'articolo 33 del dlgs n. 152 del 1999 è sostituito dal seguente:
"Articolo 33
Scarichi in reti fognarie
1. Ferma restando l'inderogabilità dei valori-limite di emissione di cui alla tabella 3/A e, limitatamente
ai parametri di cui alla nota 2 della tabella 5 dell'allegato 5, alla tabella 3 gli scarichi di acque reflue industriali
che recapitano in reti fognarie sono sottoposti alle norme tecniche, alle prescrizioni regolamentari e ai valori-limite
adottati dal gestore del servizio idrico integrato e approvati dall'amministrazione pubblica responsabile in base
alle caratteristiche dell'impianto e in modo che sia assicurato il rispetto della disciplina degli scarichi di
acque reflue urbane definita ai sensi dell'articolo 28, commi 1 e 2.
2. Gli scarichi di acque reflue domestiche che recapitano in reti fognarie sono sempre ammessi purché osservino
i regolamenti emanati dal gestore del servizio idrico integrato.
3. Non è ammesso lo smaltimento dei rifiuti anche se triturati, in fognatura.".
Articolo 14
Scarichi di sostanze pericolose
1. L'articolo 14 del dlgs n. 152 del 1999 è sostituito dal seguente:
"Articolo 34
Scarichi di sostanze pericolose
1. Le disposizioni relative agli scarichi di sostanze pericolose si applicano agli stabilimenti nei quali si svolgono
attività che comportano la produzione, la trasformazione o l'utilizzazione delle sostanze di cui alle tabelle
3/A e 5 dell'allegato 5 e nei cui scarichi se accertata la presenza di tali sostanze in quantità o concentrazioni
superiori ai limiti di rilevabilità delle metodiche di rilevamento in essere all'entrata in vigore del presente
decreto o degli aggiornamenti messi a punto ai sensi del punto 4 dell'allegato 5.
2. Tenendo conto della tossicità, della persistenza e della bioaccumulazione della sostanza considerata
nell'ambiente in cui è effettuato lo scarico, l'autorità competente in sede di rilascio dell'autorizzazione
può fissare, in particolari situazioni di accertato pericolo per l'ambiente anche per la coopresenza di
altri scarichi di sostanze pericolose, valori-limite di emissione più restrittivi di quelli fissati ai sensi
dell'articolo 28, commi 1 e 2.
3. Per le sostanze di cui alla tabella 3/A dell'allegato 5, derivanti dai cicli produttivi indicati nella medesima
tabella, le autorizzazioni stabiliscono altresì la quantità massima della sostanza espressa in unità
di peso per unità di elemento caratteristico dell'attività inquinante e cioè per materia prima
o per unità di prodotto, in conformità con quanto indicato nella stessa tabella.
4. Per le acque reflue industriali contenenti le sostanze della tabella 5 dell'allegato 5, il punto di misurazione
dello scarico si intende fissato subito dopo l'uscita dallo stabilimento o dall'impianto di trattamento che serve
lo stabilimento medesimo. L'autorità competente può richiedere che gli scarichi parziali contenenti
le sostanze della tabella 5 dell'allegato 5 siano tenuti separati dallo scarico generale e disciplinati come rifiuti,
ai sensi del dlgs 5 febbraio 1997, n. 22, e successive modifiche e integrazioni. Qualora, nel caso di cui all'articolo
45, comma 2, secondo periodo, l'impianto di trattamento di acque reflue industriali che tratta le sostanze pericolose
di cui alla tabella 5 dell'allegato 5, riceva scarichi provenienti da altri stabilimenti o scarichi di acque reflue
urbane, contenenti sostanze diverse non utili a una modifica o riduzione delle sostanze pericolose, in sede di
autorizzazione l'autorità competente dovrà ridurre opportunamente i valori limite di emissione indicati
nella tabella 3 dell'allegato 5 per ciascuna delle predette sostanze pericolose indicate in tabella 5, tenendo
conto della diluizione operata dalla miscelazione dei diversi scarichi.
5. L'autorità che rilascia l'autorizzazione per le sostanze di cui alla tabella 3/A dell'allegato 5 derivanti
dai cicli produttivi indicati nella stessa tabella, redige un elenco delle autorizzazioni rilasciate, degli scarichi
e dei controlli effettuati, ai fini del successivo inoltro alla Commissione europea.".
Articolo 15
Immersione in mare di materiale
1. All'articolo 35 del dlgs n. 152 del 1999 sono apportate le seguenti modifiche:
a) il comma 2 è sostituito dal seguente: "2. L'autorizzazione all'immersione in mare di materiali di
cui al comma 1, lettera a), è rilasciato dall'autorità competente solo quando è dimostrata,
nell'ambito dell'istruttoria, l'impossibilità tecnica o economica del loro utilizzo ai fini di ripascimento
o di recupero ovvero lo smaltimento alternativo in conformità alle modalità stabilite con decreto
del ministro dell'ambiente, di concerto con i ministri dei lavori pubblici, dei trasporti e della navigazione,
per le politiche agricole e forestali nonché dell'industria, del commercio e dell'artigianato, previa intesa
con la conferenza permanente per i rapporti tra lo stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,
da emanarsi entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.";
b) il comma 5 è sostituito dal seguente: "5. La movimentazione dei fondali marini derivante dall'attività
di posa in mare di cavi e condotte è soggetta ad autorizzazione regionale rilasciata, in conformità
alle modalità tecniche stabilite con decreto del ministro dell'ambiente, di concerto con i ministri dell'industria,
del commercio e dell'artigianato e dei lavori pubblici per quanto di competenza, da emanarsi entro 60 giorni dalla
data di entrata in vigore del presente decreto. Qualora la movimentazione abbia carattere internazionale, l'autorizzazione
è rilasciata dal ministero dell'ambiente sentite le regioni interessate.".
Articolo 16
Autorizzazione al trattamento di rifiuti costituiti da acque reflue
1. L'articolo 36 del dlgs n. 152 del 1999 è sostituito dal seguente:
"Articolo 36
Trattamento di rifiuti presso impianti di trattamento delle acque reflue urbane
1. Salvo quanto previsto ai commi 2 e 3 è vietato l'utilizzo degli impianti di trattamento di acque reflue
urbane per lo smaltimento di rifiuti.
2. In deroga al comma 1, l'autorità competente ai sensi del dlgs del 5 febbraio 1997, n. 22, in relazione
a particolari esigenze e nei limiti della capacità residua di trattamento può autorizzare il gestore
del servizio idrico integrato a smaltire nell'impianto di trattamento di acque reflue urbane rifiuti liquidi limitatamente
alle tipologie compatibili con il processo di depurazione.
3. Il gestore del servizio idrico integrato, previa comunicazione all'autorità competente ai sensi dell'articolo
45 è, comunque, autorizzato ad accettare in impianti con caratteristiche e capacità depurative adeguate
che rispettino i valori limite di cui all'articolo 28, commi 1 e 2 e purché provenienti dal medesimo ambito
ottimale di cui alla legge 5 gennaio 1994, n. 36:
a) rifiuti costituiti da acque reflue che rispettino i valori limite stabiliti per lo scarico in fognatura;
b) rifiuti costituiti dal materiale proveniente dalla manutenzione ordinaria di sistemi di trattamento di acque
reflue domestiche previsti ai sensi del comma 4 dell'articolo 27;
c) materiali derivanti dalla manutenzione ordinaria della rete fognaria nonché quelli derivanti da altri
impianti di trattamento delle acque reflue urbane, nei quali l'ulteriore trattamento dei medesimi risulti tecnicamente
o economicamente irrealizzabile.
4. L'attività di cui ai commi 2 e 3 può essere consentita purché non sia compromesso il riutilizzo
delle acque reflue e dei fanghi.
5. Nella comunicazione prevista al comma 3 il gestore del servizio idrico integrato deve indicare la capacità
residua dell'impianto e le caratteristiche e quantità dei rifiuti che intende trattare. L'autorità
competente può indicare quantità diverse o vietare il trattamento di specifiche categorie di rifiuti.
L'autorità competente provvede altresì all'iscrizione in appositi elenchi dei gestori di impianti
di trattamento che hanno effettuato la comunicazione di cui al comma 3.
6. Allo smaltimento dei rifiuti di cui al comma 3, si applica la tariffa prevista per il servizio di depurazione
di cui all'articolo 14 della legge 5 gennaio 1994, n. 36.
7. Il produttore dei rifiuti di cui al comma 2 e 3 e il trasportatore dei rifiuti sono tenuti al rispetto della
normativa in materia di rifiuti prevista dal dlgs del 5 febbraio 1997, n. 22 e successive modifiche e integrazioni,
fatta eccezione per il produttore dei rifiuti di cui al comma 3 lettera b) che è tenuto al rispetto dei
soli obblighi di cui all'articolo 10 del medesimo decreto. Il gestore del servizio idrico integrato che, ai sensi
dei precedenti commi 3 e 5, tratta rifiuti è soggetto ai soli obblighi di cui all'articolo 12 del dlgs del
5 febbraio 1997, n. 22.".
Articolo 17
Utilizzazione agronomica
1. L'articolo 38 del dlgs n. 152 del 1999 è sostituito dal seguente:
"Articolo 38
Utilizzazione agronomica
1. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 19 per le zone vulnerabili e dal dlgs 4 agosto 1999, n. 372, per
gli impianti di allevamento intensivo di cui al punto 6.6 dell'allegato 1 al predetto decreto, l'utilizzazione
agronomica degli effluenti di allevamento, delle acque di vegetazione dei frantoi oleari, sulla base di quanto
previsto dalla legge 11 novembre 1996, n. 574, nonché dalle acque reflue provenienti dalle aziende di cui
all'articolo 28, comma 7, lettere a), b) e c) e da altre piccole aziende agroalimentari a esse assimilate, così
come individuate in base al decreto del ministro delle politiche agricole e forestali di cui al comma 2, è
soggetta a comunicazione all'autorità competente di cui all'articolo 3, commi 1 e 2 del presente decreto,
fatti salvi i casi di esonero di cui al comma 3, lettera b).
2. Le regioni disciplinano le attività di utilizzazione agronomica di cui al comma 1 sulla base dei
criteri e delle norme tecniche generali adottati con decreto del ministro delle politiche agricole e forestali
di concerto con i ministri dell'ambiente, dell'industria, del commercio e dell'artigianato, della sanità
e dei lavori pubblici, di intesa con la conferenza permanente per i rapporti tra lo stato, le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano, entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del predetto dm, garantendo nel
contempo la tutela dei corpi idrici potenzialmente interessati e in particolare il raggiungimento o il mantenimento
degli obiettivi di qualità di cui al presente decreto.
3. Nell'ambito della normativa di cui al comma 2, sono disciplinati in particolare:
a) le modalità di attuazione degli articoli 3, 5, 6 e 9 della legge 11 novembre 1996, n. 574;
b) i tempi e le modalità di effettuazione della comunicazione, prevedendo procedure semplificate, nonché
specifici casi di esonero dall'obbligo di comunicazione per le attività di minor impatto ambientale;
c) le norme tecniche di effettuazione delle operazioni di utilizzo agronomico;
d) i criteri e le procedure di controllo, ivi compresi quelle inerenti l'imposizione di prescrizioni da parte dell'autorità
competente, il divieto di esercizio ovvero la sospensione a tempo determinato dell'attività di cui al comma
1 nel caso di mancata comunicazione o mancato rispetto delle norme tecniche e delle prescrizioni impartite;
e) le sanzioni amministrative pecuniarie, fermo restando quanto disposto dall'articolo 59, comma 11-ter.".
Articolo 18
Acque meteoriche di dilavamento e acque di prima pioggia
1. L'articolo 39 del dlgs n. 152 del 1999 è sostituito dal seguente:
"Articolo 39
Acque meteoriche di dilavamento e acque di prima pioggia
1. Ai fini della prevenzione di rischi idraulici e ambientali, le regioni disciplinano:
a) le forme di controllo degli scarichi di acque meteoriche di dilavamento provenienti da reti fognarie separate;
b) i casi in cui può essere richiesto che le immissioni delle acque meteoriche di dilavamento, effettuate
tramite altre condotte separate, siano sottoposte a particolari prescrizioni, ivi compresa l'eventuale autorizzazione.
2. Le acque meteoriche non disciplinate ai sensi del comma precedente non sono soggette a vincoli o prescrizioni
derivanti dal presente decreto.
3. Le regioni disciplinano altresì i casi in cui può essere richiesto che le acque di prima pioggia
e di lavaggio delle aree esterne siano convogliate e opportunamente trattate in impianti di depurazione per particolare
ipotesi nelle quali, in relazione alle attività svolte, vi sia il rischio di dilavamento dalle superfici
impermeabili scoperte di sostanze pericolose o di sostanze che creano pregiudizio per il raggiungimento degli obiettivi
di qualità dei corpi idrici.
4. È comunque vietato lo scarico o l'immissione diretta di acque meteoriche nelle acque sotterranee.
Articolo 19
Criteri generali
1. All'articolo 45 del dlgs n. 152 del 1999, sono apportate le seguenti modifiche:
a) il comma 4 è sostituito dal seguente: "4. In deroga al comma 1 gli scarichi di acque reflue domestiche
in reti fognarie sono sempre ammessi nell'osservanza dei regolamenti fissati dal gestore del servizio idrico integrato.";
b) il comma 7 è sostituito dal seguente: "7. Salvo quanto previsto dal dlgs 4 agosto 1999, n. 372,
l'autorizzazione è valida per quattro anni dal momento del rilascio. Un anno prima della scadenza ne deve
essere chiesto il rinnovo. Lo scarico può essere provvisoriamente mantenuto in funzione nel rispetto delle
prescrizioni contenute nella precedente autorizzazione, fino all'adozione di un nuovo provvedimento, se la domanda
di rinnovo è stata tempestivamente presentata. Per gli scarichi contenenti sostanze pericolose di cui all'articolo
34, il rinnovo deve essere concesso in modo espresso entro e non oltre sei mesi dalla data di scadenza; trascorso
inutilmente tale termine, lo scarico dovrà cessare immediatamente. La disciplina regionale di cui al comma
3 può prevedere per specifiche tipologie di scarichi di acque reflue domestiche, ove soggetti ad autorizzazione,
forme di rinnovo tacito della medesima.";
c) il comma 11 è sostituito dal seguente: "11. Per gli insediamenti, edifici o installazioni la cui
attività sia trasferita in altro luogo ovvero per quelli soggetti a diversa destinazione, ad ampliamento
o a ristrutturazione da cui derivi uno scarico avente caratteristiche qualitativamente o quantitativamente diverse
da quelle dello scarico preesistente deve essere richiesta una nuova autorizzazione allo scarico, ove prevista.
Nelle ipotesi in cui lo scarico non abbia caratteristiche qualitative o quantitative diverse, deve essere data
comunicazione all'autorità competente, la quale, verificata la compatibilità dello scarico con il
corpo recettore, può adottare i provvedimenti che si rendessero eventualmente necessari.".
Articolo 20
Domanda di autorizzazione allo scarico di acque reflue industriali
1. All'articolo 46 del dlgs n. 152 del 1999, il comma 2 è sostituito dal seguente:
"2. Nel caso di scarichi di sostanze di cui alla tabella 3/A dell'allegato 5 derivanti dai cicli produttivi
indicati nella medesima tabella 3/A, la domanda di cui al comma 1 deve altresì indicare:
a) la capacità di produzione del singolo stabilimento industriale che comporta la produzione ovvero la trasformazione
ovvero l'utilizzazione delle sostanze di cui alla medesima tabella ovvero alla presenza di tali sostanze nello
scarico. La capacità di produzione deve essere indicata con riferimento alla massima capacità oraria
moltiplicata per il numero massimo di ore lavorative giornaliere e per il numero massimo di giorni lavorativi;
b) il fabbisogno orario di acque per ogni specifico processo produttivo."
2. L'articolo 51 del dlgs n. 152 del 1999, è sostituito dal seguente:
"Ferma restando l'applicazione delle norme sanzionatorie di cui al titolo V, in caso di inosservanza delle
prescrizioni dell'autorizzazione allo scarico, l'autorità competente procede secondo la gravità dell'infrazione:
a) alla diffida, stabilendo un termine entro il quale devono essere eliminate le irregolarità;
b) alla diffida e contestuale sospensione dell'autorizzazione per un tempo determinato, ove si manifestano situazioni
di pericolo per la salute pubblica e per l'ambiente;
c) alla revoca dell'autorizzazione in caso di mancato adeguamento alle prescrizioni imposte con la diffida e in
caso di reiterate violazioni che determinano situazioni di pericolo per la salute pubblica e per l'ambiente.".
3. L'articolo 52 del dlgs n. 152 del 1999, è sostituito dal seguente:
"1. Per gli scarichi contenenti le sostanze di cui alla tabella 5 dell'allegato 5 l'autorità competente
nel rilasciare l'autorizzazione può prescrivere, a carico del titolare, l'installazione di strumenti di
controllo in automatico, nonché le modalità di gestione degli stessi e di conservazione dei relativi
risultati, che devono rimanere a disposizione dell'autorità competente al controllo per un periodo non inferiore
a tre anni dalla data di effettuazione dei singoli controlli.".
Articolo 21
Sanzioni amministrative
1. All'articolo 54 del dlgs n. 152 del 1999 sono apportate le seguenti modifiche:
a) il comma 1 è sostituito dal seguente: "1. Chiunque, salvo che il fatto costituisca reato, nell'effettuazione
di uno scarico supera i valori limite di emissione fissati nelle tabelle di cui all'allegato 5, ovvero i diversi
valori limite stabiliti dalle regioni a norma dell'articolo 28, comma 2, ovvero quelli fissati dall'autorità
competente a norma dell'articolo 33, comma 1 o dell'articolo 34, comma 1, è punito con la sanzione amministrativa
da lire 5 milioni a lire 50 milioni. Se l'inosservanza dei valori limite riguarda scarichi recapitanti nelle aree
di salvaguardia delle risorse idriche destinate al consumo umano di cui all'articolo 21 ovvero in corpi idrici
posti nelle aree protette di cui alla legge 6 dicembre 1991, n. 394, si applica la sanzione amministrativa non
inferiore a lire 30 milioni.";
b) il comma 3 è sostituito dal seguente: "3. Chiunque, salvo che il fatto costituisca reato e al di
fuori delle ipotesi di cui al comma 1, effettua o mantiene uno scarico senza osservare le prescrizioni indicate
nel provvedimento di autorizzazione ovvero fissate ai sensi dell'articolo 33, comma 1, è punito con la sanzione
amministrativa pecuniaria da lire 2 milioni a lire 25 milioni.";
c) il comma 4 è costituito dal seguente. "4. Si applica la sanzione prevista al comma 3 a chi effettuando
al momento dell'entrata in vigore del presente decreto scarichi di acque reflue esistenti, non ottempera alle disposizioni
di cui all'articolo 62, comma 12.";
d) il comma 5) è soppresso;
e) il comma 7 è sostituito dal seguente. "7. Salvo che il fatto non costituisca reato, fino all'emanazione
della disciplina regionale di cui all'articolo 38, comma 2, chiunque non osserva le disposizioni di cui all'articolo
62, comma 10 è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire 1 milione a lire 10 milioni.";
f) il comma 9 è soppresso;
g) dopo il comma 10 sono aggiunti i seguenti commi:
"11. Chiunque viola le prescrizioni concernenti l'installazione e la manutenzione dei dispositivi per la misurazione
delle portate e dei volumi ovvero l'obbligo di trasmissione dei risultati delle misurazioni di cui al comma 3 dell'articolo
22 è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire 2 milioni a lire 10 milioni. Nei casi di particolare
tenuità la sanzione è ridotta a un quinto.
12. Chiunque non ottempera alla disciplina dettata dalle regioni ai sensi dell'articolo 39, comma 1, lettera b),
è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire 2 milioni a lire 25 milioni.".
2.1. L'articolo 55 del dlgs n. 152 del 1999 è sostituito dal seguente:
"Articolo 55
Sanzioni in materia di aree di salvaguardia e modifiche al dpr 24 maggio 1988, n. 236
1. L'inosservanza delle disposizioni relative alle attività e destinazioni vietate nelle aree di salvaguardia
di cui all'articolo 21 è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire 1 milione a lire 10 milioni.
2. Il comma 3 dell'articolo 21, del dpr 24 maggio 1988, n. 236, è sostituito dal seguente: "3. L'inosservanza
delle disposizioni dei piani di intervento di cui all'articolo 18 è punita con la sanzione amministrativa
pecuniaria da lire 1 milione a lire 10 milioni.".
3. Il comma 4 dell'articolo 21 del dpr 24 maggio 1988, n. 236, è così modificato: "4. I contravventori
alle disposizioni di cui all'articolo 15 sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire 1 milione
a lire 6 milioni.".
Articolo 22
Competenza e giurisdizione
1. All'articolo 56 del dlgs n. 152 del 1999, il comma 1 è sostituito dal seguente:
"1. In materia di accertamento degli illeciti amministrativi, all'irrogazione delle sanzioni amministrative
pecuniarie provvede, salvo diversa disposizione delle regioni o delle province autonome, la regione o la provincia
autonoma nel cui territorio è stata commessa la violazione, a eccezione delle sanzioni previste dall'articolo
54, commi 8 e 9, per le quali è competente il comune, salve le attribuzioni affidate dalla legge ad altre
pubbliche autorità".
Al comma 1 è aggiunto il seguente comma 1-bis:
"1-bis. Fatto salvo quanto previsto dal dlgs 31 marzo 1998, n. 112, alla sorveglianza e all'accertamento degli
illeciti in violazione delle norme in materia di tutela delle acque dall'inquinamento e del relativo danno ambientale
concorre il corpo forestale dello stato, in qualità di forza di polizia specializzata in materia ambientale".
Articolo 23
Sanzioni penali
1. All'articolo 59 del dlgs n. 152 del 1999 sono apportate le seguenti modifiche:
a) il comma 4 è sostituito dal seguente:
"4. Chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui al comma 5, effettua uno scarico di acque reflue industriali
contenenti le sostanze pericolose comprese nelle famiglie e nei gruppi di sostanze indicate nelle tabelle 5 e 3/A
dell'allegato 5, senza osservare le prescrizioni dell'autorizzazione, ovvero le altre prescrizioni dell'autorità
competente a norma degli artt. 33, comma 1 e 34, comma 3 è punito con l'arresto fino a due anni.";
b) dopo il comma 4 è inserito il seguente comma:
"4-bis. Chiunque viola le prescrizioni concernenti l'installazione e la gestione dei controlli in automatico
o l'obbligo di conservazione dei risultati degli stessi di cui all'articolo 52 è punito con la pena di cui
al precedente comma 4.";
c) il comma 5 è sostituito dal seguente:
"5. Chiunque, nell'effettuazione di uno scarico di acque reflue industriali, supera i valori limite fissati
nella tabella 3 o, nel caso di scarico sul suolo, nella tabella 4 dell'allegato 5 ovvero i limiti più restrittivi
fissati dalle regioni o dalle province autonome o dall'autorità competente a norma dell'articolo 33, comma
1, in relazione alle sostanze indicate nella tabella 5 dell'allegato 5, è punito con l'arresto fino a due
anni e con l'ammenda da lire 5 milioni a lire 50 milioni. Se sono superati anche i valori limite fissati per le
sostanze contenute nella tabella 3A dell'allegato 5, si applica l'arresto da sei mesi a tre anni e l'ammenda da
lire 10 milioni a lire 200 milioni.";
d) il comma 6 è sostituito dal seguente:
"6. Le sanzioni di cui al comma 5 si applicano altresì al gestore di impianti di trattamento delle
acque reflue urbane che nell'effettuazione dello scarico supera i valori limite previsti dallo stesso comma.";
e) dopo il comma 6 sono aggiunti i seguenti commi:
"6-bis. Al gestore del servizio idrico integrato che non ottempera all'obbligo di comunicazione di cui all'articolo
36, comma 3, o non osserva le prescrizioni o i divieti di cui all'articolo 36, comma 5, si applica la pena di cui
all'articolo 51, comma 1, del dlgs 5 febbraio 1997, n. 22.
6-ter. Il titolare di uno scarico che non consente l'accesso agli insediamenti da parte del soggetto incaricato
del controllo ai fini di cui all'articolo 28, commi 3 e 4, salvo che il fatto non costituisca più grave
reato, è punito con la pena dell'arresto fino a due anni. Restano fermi i poteri-doveri di interventi dei
soggetti incaricati del controllo anche ai sensi dell'articolo 13 della legge n. 689 del 1981 e degli artt. 55
e 354 del codice di procedura penale.
6-quater. Chiunque non ottempera alla disciplina dettata dalle regioni ai sensi dell'articolo 39, comma 3, è
punito con le sanzioni di cui all'articolo 59, comma 1.";
f) il comma 10 è sostituito dal seguente:
"10. Nei casi previsti dal comma 9, il ministro della sanità e dell'ambiente, nonché la regione
e la provincia autonoma competente, ai quali sono inviati copia delle notizie di reato, possono indipendentemente
dall'esito del giudizio penale, disporre, ciascuno per quanto di competenza, la sospensione in via cautelare dell'attività
di molluschicoltura e, a seguito di sentenza di condanna o di decisione emessa ai sensi dell'articolo 444 del codice
di procedura penale definitive, valutata la gravità dei fatti, disporre la chiusura degli impianti.";
g) dopo il comma 11 sono aggiunti i seguenti commi:
"11-bis. La sanzione di cui al comma 11 si applica anche a chiunque effettua, in violazione dell'articolo
48, comma 3, lo smaltimento dei fanghi nelle acque marine mediante immersione da nave, scarico attraverso condotte
ovvero altri mezzi o comunque effettua l'attività di smaltimento di rifiuti nelle acque marine senza essere
munito dell'autorizzazione di cui all'articolo 18, comma 2, lettera p-bis) del dlgs 5 febbraio 1997, n. 22.
11-ter. Chiunque effettui l'utilizzazione agronomica di effluenti di allevamento, delle acque di vegetazione dei
frantoi oleari nonché delle acque reflue provenienti da aziende agricole e piccole aziende agroalimentari
di cui all'articolo 38 al di fuori dei casi e delle procedure ivi previste ovvero non ottemperi al divieto o all'ordine
di sospensione dell'attività impartito a norma di detto articolo è punito con l'ammenda da lire 2
milioni a lire 15 milioni o con l'arresto fino a un anno. La stessa pena si applica a chiunque effettua l'utilizzazione
agronomica al di fuori dei casi e delle procedure di cui alla normativa vigente.".
Articolo 24
Norme finali
1. All'articolo 62 del dlgs n. 152 del 1999 sono apportate le seguenti modifiche:
a) i commi 5 e 6 sono soppressi;
b) il comma 10 è sostituito dal seguente:
"10. Fino all'emanazione della disciplina regionale di cui all'articolo 38, le attività di utilizzazione
agronomica sono effettuate secondo le disposizioni regionali vigenti alla data di entrata in vigore del presente
decreto.";
c) il comma 11 è sostituito dal seguente:
"11. Fatte salve le disposizioni specifiche previste dal presente decreto, i titolari degli scarichi esistenti
devono adeguarsi alla nuova disciplina entro tre anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Lo
stesso termine vale anche nel caso di scarichi per i quali l'obbligo di autorizzazione preventiva è stato
introdotto dalla presente normativa. I titolari degli scarichi esistenti e autorizzati procedono alla richiesta
di autorizzazione in conformità alla presente normativa allo scadere dell'autorizzazione e comunque non
oltre quattro anni dall'entrata in vigore del presente decreto. Si applicano in tal caso il terzo e quarto periodo
del comma 7 dell'articolo 45.";
d) il comma 12 è sostituito dal seguente:
"12. Coloro che effettuano scarichi esistenti di acque reflue, sono obbligati, fino al momento nel quale devono
osservare i limiti di accettabilità stabiliti dal presente decreto, ad adottare le misure necessarie a evitare
un aumento anche temporaneo dell'inquinamento. Essi sono comunque tenuti a osservare le norme, le prescrizioni
e i valori limite stabiliti, secondo i casi, dalle normative regionali ovvero dall'autorità competente ai
sensi dell'articolo 33 vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto, in quanto compatibili con le
disposizioni relative alla tutela qualitativa e alle scadenze temporali del presente decreto e, in particolare,
con quanto già previsto dalla normativa previgente. Sono fatte salve in ogni caso le disposizioni più
favorevoliintrodotte dal presente decreto.";
e) dopo il comma 14 è aggiunto il seguente comma:
"14-bis. In attuazione delle disposizioni statali di finanziamento di cui al comma 14, una quota non inferiore
a 10 e non superiore al 15% degli stanziamenti è riservata alle attività di monitoraggio e studio
destinati all'attuazione del presente decreto.";
f) dopo il comma 15 è aggiunto il seguente:
"15-bis. Restano ferme le norme della legge 11 dicembre 1982, n. 979.".
Articolo 25
Modifiche agli allegati
1. Gli allegati del dlgs n. 152 del 1999 sono sostituiti dagli allegati al presente decreto.
Articolo 26
Abrogazioni
1. Sono abrogati:
- l'articolo 42, comma terzo del regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775 come modificato dall'articolo 8 del dlgs
12 luglio 1993, n. 275;
- gli artt. 5, 6 e 7 della legge 24 gennaio 1986, n. 7, di conversione del dl 25 novembre 1985, n. 667;
- gli artt. 4, 5, 6 e 7 del dpr 24 maggio 1988, n. 236.