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ARPAT e l’Ordine dei Geologi della Toscana

Notizia pubblicata il 26/10/2021

Presentato un caso di studio di contaminazione sull’inquinamento della falda superficiale da organoalogenati riscontrato nella provincia di Pistoia
Testo di Simona Cerrai e Sergio Lavacchini

Earth Technology Expo, la prima manifestazione dell’era della transizione ecologica è stata l’occasione per rafforzare la collaborazione tra ARPAT e Ordine dei Geologi della Toscana. Il seminario “Le attività di controllo e monitoraggio delle acque”, promosso Consiglio Nazionale dei Geologi ha offerto l’opportunità per dare sostanza all’impegno di avviare un percorso comune, che guarda ad una reciproca collaborazione e ad un reciproco confronto, che saranno strutturati con un’apposita convenzione in fase costituenda.
“Siamo molto convinti dell’importanza di rendere organico il rapporto fra un’agenzia come ARPAT e professionisti come i Geologi, che operano quotidianamente nel settore dell’ambiente - ha evidenziato Riccardo Martelli, Presidente dell’Ordine dei Geologi della Toscana - sul quale il nostro Ordine sta sviluppando percorsi formativi orientati alla progettazione e direzione lavori. “Mettere in rete il patrimonio delle conoscenze scientifiche a favore della comunità è uno degli obiettivi della collaborazione tra ARPAT e Ordine dei Geologi,- ha sottolineato il Direttore ARPAT Pietro Rubellini - attraverso la formazione continua per innalzare il livello delle competenze, senza trascurare, sul piano operativo, la messa in comune delle reti di monitoraggio. Nell’occasione Chiara Lapira, geologa di ARPA Toscana e Consigliera dell’Ordine Regionale dei Geologi, ha illustrato il monitoraggio che ARPAT svolge sui corpi idrici sotterranei regionali, presentando poi un caso di studio sull’inquinamento della falda superficiale da organoalogenati riscontrato nella provincia di Pistoia.
Nel monitoraggio qualitativo regionale dei corpi idrici sotterranei ARPAT ha un ruolo principale come delegato dalla Regione Toscana, in forza del quale svolge le attività di controllo e di monitoraggio delle falde secondo le normative regionali, nazionali ed europee con l’esame di 65 corpi idrici e 435 stazioni di monitoraggio. Durante il sessennio di riferimento, in base al rischio di raggiungimento dell’obiettivo di qualità fissato per ciascun CIS, i corpi idrici sotterranei sono oggetto di monitoraggi di sorveglianza e/o montoraggi operativi, con cadenza rispettivamente triennale e annuale. La distribuzione percentuale degli stati chimici relativamente all’ultimo monitoraggio di sorveglianza effettuato, denuncia variazioni in negativo nel triennio 2016-2018 rispetto alla situazione del triennio precedente.
Nel caso di studio presentato, a partire da evidenze di contaminazione da organoalogenati nella falda profonda captata da un pozzo della rete di monitoraggio, è stato messo in atto da ARPAT un monitoraggio di indagine su 37 pozzi nelle immediate vicinanze del MAT-P281 per verificare la presenza dei contaminanti riscontrati in profondità, ovvero cloruro di vinile e dicloroetilene.
Attraverso l’analisi idrogeologica dell’area di studio, combinata con l’analisi geochimica dei dati di monitoraggio, è stato possibile costruire un mappa delle isoconcentrazioni mediante interpolazione geostatica, grazie alla quale è stato individuato il pennacchio di contaminazione, la direzione di propagazione e la possibile sorgente secondaria, e dunque valutare quali fossero gli interventi da mettere in atto per la messa in sicurezza dei due pozzi profondi e dell’acquifero superficiale.
Prosegue, dunque, la collaborazione tra l’Agenzia e l’Ordine dei Geologi della Toscana, finalizzata alla valorizzazione delle competenze in una prospettiva di potenziamento delle professionalità in ogni dipartimento dell’Agenzia e di messa in comune delle conoscenze a servizio della comunità scientifica.

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